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- Mauvilla -





 




venerdì, 30 novembre 2007

PARANOIA

Ho così paura di perderti, che ogni sorriso tuo mi rattrista

come un ricordo tenero davanti ad una lapide.

 

 

postato da mauvilla, 02:21 | link | commenti (4)

lunedì, 24 settembre 2007

ARCHITETTURE

 

Ovunque rampe e robot che scorrono verso l’alto lungo le loro guide sinuose, avvolgendosi a spirale nei vani angusti delle trombe. Nemmeno una scala.

Il mondo è un’architettura a me avversa. E’ una foresta ostile che mi respinge. Non ci sono automobili che io possa guidare; parcheggi dove possa fermarmi; marciapiedi dove io non sia d’intralcio alle carrozzelle che transitano in file organizzate, sincronizzate in modo da non lasciar spazio ad alcun elemento estraneo. Nulla che ne perturbi l’ordine cristallino.

Non c’è giornale che non sia scritto in braille; programma televisivo dove i personaggi non si esprimano con gesti a me ignoti; locale pubblico dove non regni un buio assoluto, nel quale io – disorientato – non finisca per rifugiarmi in un angolo.

Nel mondo dei disabili il vero disabile sono io.

 

 

postato da mauvilla, 02:07 | link | commenti (1)

1.

Quando il Dottore glielo disse – "Mi dispiace, ma dobbiamo amputare" – egli credette di voler morire piuttosto che vivere senza il pene.

 

 

2.

La polizia stradale lo fermò perché correva troppo.

Quando la macchina si fu arrestata gli agenti si avvicinarono e, guardando all’interno del finestrino, cominciarono ad urlare: "Metta le mani sul volante! Sul volante!".

L’uomo stringeva qualcosa tra le gambe, ma era troppo buio per capire di cosa si trattasse.

Gli agenti estrassero le pistole d’ordinanza dal cuoio nero delle loro fondine. Le puntarono verso il conducente dell’auto: "Sul volante! Subito!".

Sulle mani dell’uomo c’era del sangue. I suoi occhi erano pieni di terrore.

Quando i poliziotti spalancarono la portiera dell’auto capirono. Ma l’uomo ormai, sempre più bianco in volto, si piegò su un fianco e si rovesciò scompostamente sull’asfalto, morto dissanguato.

Il pene venne trovato in un sacchetto di ghiaccio sul sedile posteriore.

 

 

postato da mauvilla, 01:55 | link | commenti (3)

giovedì, 23 agosto 2007

AIZ

 

 

Questa è la storia del dottor Drake, che nell’Anno del Signore duemila e novantasette – mentre il mondo rantolava esangue nella guazza tiepida della malattia – venne spedito nel passato per prevenire la diffusione dell’AIZ.

Gli diedero una provetta con un campione del virus e l’indirizzo dell’ospedale di Meatville, dove nel 1981 vennero registrati i primi casi di contagio.

Attesero che la Terra giungesse all’angolo esatto della sua rotazione e fecero crollare lo spazio sotto i suoi piedi. La peristalsi dell’Universo lo spinse giù nelle sue viscere e lo risputò fuori nel 1979, a una ventina di miglia dalla cittadina di Meatville, insozzato dal muco nerastro su cui scivola la Storia.

Si presentò al primario dell’ospedale con le sue vesti bizzarre e il suo strano accento. Profetizzò vaticini d’apocalisse e fu preso per pazzo. Mentre gli inservienti lo trascinavano via a viva forza, nella foga di mostrare le sue prove al luminare, ruppe la provetta e si ferì al palmo di una mano. In quell’istante, osservando una goccia del suo sangue scivolare lungo la linea della vita, capì che il destino trova la sua strada anche attraverso i gorghi più intricati del Tempo.

Reso folle da questa certezza si lanciò attraverso il vetro della finestra e rovinò al suolo.

Sopravvisse per quaranta giorni, tenuto in vita dai respiratori del reparto rianimazione. Poi – nell’impossibilità di identificarlo – si risolsero a spegnere le macchine. Il suo cuore, i suoi reni e il suo fegato furono donati a malati in attesa di trapianto.

Centodiciotto anni dopo il dottor Drake, con un campione del virus, venne spedito nel passato per impedire la diffusione dell’AIZ.

 

postato da mauvilla, 01:23 | link | commenti (1)

venerdì, 15 giugno 2007

Sull’intelligenza

 

 

 

 

 

L’errore compiuto dalla fantascienza classica è dipingere il Robot come uno stadio post-umano quando, al contrario, tutto nella sua natura dimostra che si tratta di una condizione pre-umana, che anticipa sulla linea evolutiva lo stadio occupato dall’Uomo.

Prova ne sia la classica aspirazione robotica (essenza della concezione della natura robotica stessa) a raggiungere la condizione umana, che rappresenta un’ascesa ad uno stato esistenziale superiore e libero.

Lo scarto, a mio avviso, sta paradossalmente in quella che potrebbe a prima vista sembrare un’inferiorità ma che in realtà costituisce l’unica definizione utile di "intelligenza": mi riferisco alla CAPACITA’ DI SBAGLIARE.

Intendiamoci, un calcolatore può sbagliare, tuttavia non è nella sua natura. Sbaglia poiché non pienamente conforme alla sua essenza. Sbaglia in quanto "CALCOLATORE IMPERFETTO".

L’Uomo, di contro, è propriamente tale in quanto fallibile. Perciò possiamo dire fallibile in quanto "PERFETTO UOMO".

In questa "fallibilità nella perfetta aderenza alla propria natura" sta evidentemente lo scarto chiave tra il Robot e l’Uomo, ovvero la definizione di intelligenza.

Balza subito all’occhio la carica di volontarietà delineata dalla scelta del termine "capacità" piuttosto che semplice "possibilità". Di qui l’opportunità di rimodellare la sovracitata definizione di intelligenza arrivando a formularne una ancora più precisa: intelligenza come CAPACITÀ DI MENTIRE, ovvero manipolare la realtà nell’atto di restituirla (e cioè di comunicarla), cosa che esula dalle capacità del mezzo meccanico (inteso in sé e di per sé).

Sbagliare non è un limite, ma un vantaggio evolutivo. La perfezione intesa come assenza di errore non è il raggiungimento di uno stadio finale che concluda deterministicamente la Storia, bensì stasi, cioè morte.

L’errore, al contrario, è perenne tensione, vita.

Secondo quanto precedentemente affermato, per quanto possa sembrare assurdo, si deduce che la capacità di fare la cosa giusta non implica necessariamente intelligenza; la capacità di sbagliare invece sì.

Il Robot è la condizione di chi processa la realtà obbedendo fedelmente ad algoritmi percettivi innati, istintivi, esatti in sé stessi. In tal senso sorge il lecito dubbio che i robot non si siano ancora estinti.

L’Uomo tuttavia si è evoluto dai robot ed ora esplora le proprie radici cercando di scoprire sé stesso "costruendo sé stesso". L’Uomo dunque si conosce creandosi.

 

2005

 

 

 

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domenica, 03 giugno 2007

Droga

 

 

 

Cara dolce Droga,

se avessi di fronte

ORA

il bottone per eliminarti dalla mia vita,

lo pigerei senza indugio.

 

Eppure non lo premerei con tanta leggerezza

se quello stesso pulsante

decretasse la tua eliminazione dal Mondo.

 

Posso fare a meno di Te

ma non della certezza che

da qualche parte, lontano,

in un luogo che potrei raggiungere

 se la vita mi crollasse addosso,

Tu ci sia.

 

Non voglio morire,

ma se mi si chiedesse di farlo

ORA

vorrei morire di Droga.

 

 

 

postato da mauvilla, 02:35 | link | commenti (4)

domenica, 29 aprile 2007

L’impatto è stato violentissimo. Il cofano del furgone è volato in aria, come una carta gettata via, ed è finito sopra un tetto. Il radiatore si è accartocciato attorno al corpo di Silvia ricalcandone la forma, avvolgendola come un sudario. Silvia è morta subito, come se non fosse mai vissuta.

postato da mauvilla, 00:42 | link | commenti

sabato, 28 aprile 2007

Come sono cattivo. Oggi

sono arrivato tardissimo ad una riunione

importante.

Mi hanno visto tutti.

Avevo una cravatta sgargiante.

Ho bevuto

meno

di quanto tutti abbiano creduto.

Ho rubato

una vecchia poltrona

da un ospedale abbandonato.

E mi hanno visto tutti.

 

postato da mauvilla, 02:18 | link | commenti (1)

lunedì, 16 aprile 2007

Undici marzo

 

 

 

Dal finestrino di questo treno vedrò scorrere, nel suo più limpido modo di esibire il suo divenire, il Tempo.

Così giocherò ad ingannarmi di vederlo fluire a ritroso, fantasticando i futuri e sciogliendoli poi di metro in metro, all’inverso, nel passato dell’immaginazione.

Un gatto ferito in mezzo alla strada che corre parallela alla ferrovia. E più avanti, che muove verso di lui, ignaro, un cane feroce. Il loro incontro, gravido di conseguenze, io l’ho già visto, viaggiando all’indietro sul treno del passato.

Questo convoglio dalle capacità divinatorie mi permette di presentire – impotente – incidenti mortali tra auto in panne dietro curve cieche e decappottabili lanciate verso di loro a velocità folli, cariche di ragazzi ubriachi. O gesti d’amore. Ecco una donna in attesa, sotto una pensilina per non bagnarsi, ed un uomo fradicio – un chilometro oltre – che s'affretta incontro al suo destino con tra le braccia un mazzo di rose.

 

Ho scorto infine una fossa scavata al camposanto, ancora vuota, ed una crocchia di figure scure intorno. E mentre le ruote aggredivano le rotaie ho visto un corteo che camminava verso casa mia. E c’era mio padre nel cortile che piangeva, mentre il treno passava accanto al luogo in cui ero cresciuto. Ed ebbi appena il tempo di gridare "Mamma!", ma non di vederla, perché era al telefono, che urlava, mentre il mio vagone ormai lontano esplodeva.

 

 

postato da mauvilla, 20:34 | link | commenti (2)

venerdì, 16 febbraio 2007

Sintesi

In preda ad un accesso furibondo di sintesi prese il grosso manoscritto del romanzo della sua vita e lo mutilò senza pietà, riducendolo a sette pagine che condensò a loro volta in due facciate dense come stelle collassate.

Infine, sforzandosi come se stesse deponendo l’uovo cosmico, lasciò sul foglio una riga sola. Dentro c’era tutto quello che voleva dire.

Ci aveva messo trentasei anni.

.

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La sintesi è una cosa lunga. Una volta un grande poeta scrisse una lettera ad un amico:

"Caro Amico,

scusa se oggi ti scrivo una lunga lettera, ma non ho tempo…"

 

 

postato da mauvilla, 21:39 | link | commenti (2)